0.0.1 – Introduzione aggiornata a Maggio 2025
Seppur un parziale ritorno dell’attenzione da parte dell’opinione pubblica sembra paventato, complici anche i recenti sviluppi delle trattative, il punto della questione sembra comunque mancare ai molti, di fatto rendendo ancora valido il punto di vista espresso qui sotto. Di fatto tra esperti e presunti tali che parlano impropriamente di guerre per procura, ignorando completamente le voltontà dell’uno o dell’altro popolo, o che si riempiono la bocca con belle parole come “pace” è quantomai efficace questa breve esperienza narrata qui sotto.
0.1- L’apatia verso i dati
Una cosa è chiara, il conflitto in Ucraina qualunque esito darà sarà uno spartiacque della nostra generazione, che insieme alla pandemia da covid-19 e alla recente situazione in medio oriente, segnerà le nostre coscienze collettive. Dalla crisi provocata dall’incremento dei prezzi del gas, al dibattito sull’invio delle armi, è chiaro l’impatto di questa guerra sull’Italia, l’Occidente e il mondo intero.
Un conflitto armato iniziato ben prima del 24 febbraio ma che ha visto l’esacerbarsi delle tensioni solo nel 2022, dopo otto anni di buio da parte della politica e dell’opinione pubblica.
Per renderci conto di ciò è possibile citare i dati che provengono da Google Trends, servizio offerto dal famoso motore di ricerca per monitorare le ricerche degli utenti, la panoramica che ci viene offerta è quella di un conflitto che ha perso velocemente l’attenzione degli italiani.
Chiaramente un singolo dato non può darci la reale percezione del conflitto, poiché riferito unicamente ad un motore di ricerca, tuttavia può sicuramente farci riflettere su quanta attenzione riponiamo su un evento che di fatto rappresenta per certi aspetti uno stravolgimento fondamentale dell’ordine costituito e di quella società globalizzata di cui in tutti questi anni si è parlato o forse semplicemente della sua tragedia umana.
Seppure non disponiamo di dati certi, possiamo affidarci a qualche stima. Testate come il Wall Street Journal parlano di 80mila morti tra le fila dell’esercito ucraino, dato che tuttavia viene presentato come sottostimato e di un milione di morti totali da parte di entrambi i fronti, inoltre fonti ucraine come il sito “The book of memory” parlano di quasi 9 mila morti civili, mentre le nazioni unite di oltre 10mila.
Se l’unica reazione che questi dati provocano in voi è apatia non è del tutto strano. Certamente i dati ci aiutano a capire la realtà in maniera empirica e svilirne l’utilità sarebbe un grosso errore, tuttavia può provocare un’alienazione dalla questione, lasciando fuori la questione umana dietro un “muro di dati” e quindi dimenticando un aspetto fondamentale della narrazione di un evento così cruciale.
Ed è per questo che il bisogno di dar voce alle storie di chi ha vissuto in un contesto del genere, si rende non solo necessaria, ma fondamentale per la comprensione di ciò che il conflitto in Ucraina sia.
0.2 – La necessità di osservare
Questa riflessione è stata una dei motivi che mi hanno portato all’inizio di novembre in Ucraina, per documentare, e probabilmente vivere questo conflitto.
Sicuramente dal mio punto di vista, i giorni in Ucraina passati, seppur impattanti personalmente saranno visti come “un’esperienza” o come una ricerca individuale di un maggior coinvolgimento nel conflitto, ma per molti saranno solo giornate già vissute o storie già sentite.
Se dal mio punto di vista, fare ventidue ore di bus per raggiungere i miei parenti può sembrare un’impresa, per molti ormai è semplice routine. Vorrei infatti partire da una di queste storie, che nei miei tre giorni e mezzo in Ucraina ho avuto l’onore di ascoltare e in minima parte, anche vivere.
1.0 – L’aereo
È ormai da febbraio 2022 che le linee aeree da e per l’Ucraina sono ormai interrotte. Una scelta che può sembrare di per sé sensata infatti, non essendo possibile garantire la sicurezza dei passeggeri durante il volo è opportuno interrompere qualsiasi attività in tal senso, il ragionamento a monte delle compagnie aeree sembra aver senso alla luce degli avvenimenti che stavano investendo l’Ucraina già prima del 24 febbraio.
Il problema si presenta però a valle, dove le conseguenze dirette di questa decisione hanno veramente risonanza, costringendo migliaia di persone a subire interminabili ore di viaggio, in bus affollati e molto spesso scomodi. Uno studio dell’UNHCR ci dimostra come circa il 50% degli intervistati ritorni in patria per brevi periodi, molto spesso per ritrovare amici o parenti, verosimilmente proprio con il trasporto su ruote,
Giornate intere passate a bordo, che non sembrano però non fanno desistere molti ucraini. La maggior parte delle volte i bus hanno come luogo di partenza la Polonia, che rappresenta non a caso il principale paese di destinazione dell’immigrazione ucraina. Il problema venne presto a galla : “Come arrivare in Ucraina?” e soprattutto: “Come arrivare in Ucraina evitando cinquanta ore di bus?”, la risposta è presto detta, bisogna prendere un volo per Varsavia e da lì un bus che ci avrebbe portato a Kiyv.
Gli immigrati ucraini in italia che soggiornano con regolarità, nel solo 2023 erano circa 383.5111 , è verosimile quindi immaginare che un percorso simile sia già stato già battuto ormai innumerevoli volte, quantomeno per dimezzare un viaggio che già di per sè può sembrar un’odissea.
La presenza Ucraina non era però del tutto semplice da cogliere, in un volo qualsiasi infatti è difficile cogliere la nazionalità di qualcuno, finchè non noto un ragazzo con la maglia della nazionale di basket ucraina. La curiosità ci pervade e appena partito il volo mi sembra il momento giusto di porre qualche domanda.
Davanti a me si presenta un ragazzo molto giovane, sicuramente minorenne, insieme a un suo amico e coetaneo. Il primo approccio è difficile, lui parla l’italiano seppur in maniera molto basilare, ma quanto basta per capirci. Il suo approccio a me è sicuramente timido, l’impressione è di avere davanti una persona introversa, sensazione che si ripresenterà nel corso del viaggio.
Tuttavia le mie congetture sulla sua meta di destinazione si rivelano sbagliate. Infatti non era diretto in Ucraina, tanto che ormai lui vive da più due anni in Italia e seppur ucraino, non torna a casa da prima dell’invasione, è infatti un giocatore di basket per un squadra italiana giovanile e stava preparando una trasferta in Polonia.
La conversazione prende piede e sento di potergli fare qualche domanda. Sorprendentemente per me, è in realtà poco interessato alla situazione del suo paese. Come infatti mi spiegherà, lui partito prima del 24 febbraio per l’Italia, non ha vissuto i primi periodi del conflitto, estraneandosi da ciò. “Cosa può farti distaccare così tanto dalla realtà?”. è questa la domanda che avrei voluto fare, tuttavia sembrandomi sostanzialmente tautologica.
Successivamente mi spiega le sue origini, è infatti originario di Donetsk, tuttavia dal 2014 si sono trasferiti a Kyiv per via dell’invasione russa, che ha tenuto a precisare tale sia iniziata prima del 24 febbraio. Non riesce a descrivermi molto lo spostamento a Kiyv e come ha vissuto ciò aggiungendo che alcuni parenti anziani sono tutt’oggi ancora lì. A quel punto la domanda sorge spontanea: “Ma parli il russo?” , lui mi risponde tranquillamente “Sì”.
Mi spiega successivamente come ormai il russo non si parli nelle scuole o sul posto di lavoro, in Ucraina infatti è dal 2019 che l’ucraino è stato dichiarato come unica lingua negli uffici pubblici2. Tuttavia aggiungendo che la cosa di per sè non gli pesa,
La conversazione finisce e seppur con poche informazioni, questa breve chiacchierata dà un primo segnale di ciò che ci aspetta da qui in avanti.